FAQ

image003Qual è la differenza tra denuncia e "querela"? 

La denuncia (che può essere presentata anche oralmente dai privati), come pure l'esposto, sono alcuni dei modi attraverso i quali il Pubblico ministero o la Polizia giudiziaria possono venire a conoscenza di un reato procedibile d'ufficio e cioè di un reato che può essere perseguito e punito senza bisogno di una querela.

Invece, per poter procedere in ordine ad alcuni reati, la legge richiede come condizione ulteriore che venga presentata una querela e cioè una dichiarazione in cui la persona offesa ("la vittima") chiede che i responsabili di quello specifico reato siano perseguiti e puniti. Anche la querela può essere presentata oralmente e, in questo caso, l'autorità che la riceve redige un verbale per iscritto.

La querela deve essere presentata entro il termine perentorio di tre mesi, altrimenti il reato non potrà più essere perseguito sul piano penale (e sarà solo possibile iniziare un procedimento civile per il risarcimento del danno).

Per il reato di violenza sessuale la querela può essere presentata entro sei mesi (ed è irrevocabile).

 

Per quali reati è necessaria la querela?

I più comuni reati perseguibili solo a querela di parte (salvo il caso di circostanze aggravanti e di ipotesi particolarmente gravi) sono:

  • esercizio arbitrario delle proprie ragioni;
  • falsità in scrittura privata;
  • violazione degli obblighi di assistenza familiare;
  • percosse;
  • lesioni volontarie lievi;
  • lesioni colpose;
  • ingiuria;
  • diffamazione;
  • minaccia;
  • violazione di domicilio;
  • violazione della corrispondenza;
  • danneggiamento;
  • truffa;
  • insolvenza fraudolenta;
  • appropriazione indebita.

In presenza di questi reati, se non viene sporta una querela entro il termine di tre mesi (che diventano sei per la violenza sessuale), non sarà più possibile agire sul piano penale.

 

La querela, una volta presentata, può essere ritirata?

La querela, una volta presentata, può essere "rimessa", e cioè ritirata con le stesse formalità della presentazione.

L'effetto della remissione della querela è quello di interrompere il procedimento penale a carico dei responsabili. La querela può essere rimessa anche dopo una sentenza di condanna, fino a quando la sentenza non sia diventata definitiva.

Per il reato di violenza sessuale la querela è irrevocabile e quindi, una volta presentata, non può più essere ritirata.

 

Entro quanto tempo è possibile presentare la querela?

La querela deve essere presentata nel termine perentorio di tre mesi altrimenti il reato non potrà più essere perseguito sul piano penale (ma sarà comunque possibile iniziare un procedimento civile per il risarcimento del danno).

Fa eccezione il reato di violenza sessuale per il quale il termine è di sei mesi (le ipotesi più gravi sono comunque perseguibili d'ufficio).

Il termine deve essere calcolato a partire dal giorno in cui la persona offesa ("la vittima") ha avuto la notizia del fatto che costituisce reato, completa in tutti i suoi elementi.

In alcuni casi (ad esempio quando si viene diffamati da un articolo giornalistico) il giorno da cui si calcolano i tre mesi coincide con quello in cui il reato è stato compiuto.

In altri casi (ad esempio nell'ipotesi di lesioni colpose causate da errore medico) il giorno da cui si calcolano i tre mesi è successivo a quello in cui il reato è stato compiuto (nell'esempio, quando il paziente, magari attraverso una consulenza, scopre l'errore e le esatte conseguenze sulla sua salute).

"Tre mesi" sono cosa diversa da "novanta giorni". Infatti, l'ultimo giorno per presentare la querela è il giorno corrispondente del terzo mese successivo a quello in cui si è avuta la notizia del fatto (indipendentemente dal numero di giorni effettivi tra le due date e, pertanto, dal numero di giorni che compongono il mese): se ho appreso di un reato ai miei danni il 5 gennaio, ho tempo per querelarmi fino al 5 aprile.

 

Come devo agire per ottenere il "risarcimento del danno" causato da un reato?

Se si è persona danneggiata dal reato, per ottenere il dovuto risarcimento del danno esistono due possibilità:

1. anzitutto è possibile "costituirsi" parte civile nel procedimento penale così che il Giudice penale, oltre a decidere sulla colpevolezza dell'imputato, abbia anche la possibilità di condannarlo al risarcimento del danno. In questo caso la persona offesa diventa "parte civile" e acquisisce il diritto di portare testimoni, consulenti, produrre documenti e, in generale, partecipare attivamente al processo penale (insieme all'imputato e al Pubblico ministero).

2. In alternativa alla costituzione di parte civile, il danneggiato dal reato può iniziare un procedimento civile nel quale il Giudice deciderà, esclusivamente, sulla sua richiesta di risarcimento del danno.

In entrambi i casi, trattandosi di reato, è possibile chiedere il risarcimento, non solo del "danno materiale", ma anche del "danno morale".

 

Quali sono i reati di competenza del Giudice di pace penale?

La legge (n. 468 del 1998 e il decreto legislativo n. 274/00) hanno disciplinato la figura del Giudice di pace penale, assegnando allo stesso la competenza per alcuni reati ritenuti non particolarmente gravi.

I principali reati di competenza del Giudice di pace (salvo il caso di circostanze aggravanti e di ipotesi specifiche) sono i seguenti:

  • percosse;
  • lesioni volontarie lievi;
  • lesioni colpose:
  • ingiuria;
  • diffamazione;
  • minaccia;
  • furto
  • danneggiamento;
  • uccisione o danneggiamento di animali altrui;
  • atti contrari alla pubblica decenza.

 

Cosa è la "sospensione condizionale" della pena?

Quando emette una sentenza di condanna ad una pena detentiva (reclusione o arresto) non superiore ai due anni, il giudice può sospendere l'esecuzione della pena per il termine di cinque anni (due anni per le contravvenzioni).

Se entro questo tempo di sospensione il condannato non commette un delitto (o una contravvenzione) della stessa indole, il reato è estinto. Se invece lo commette, la sospensione condizionale viene revocata e la pena deve essere scontata.

La sospensione condizionale viene, in genere, concessa alle persone "incensurate" (che non hanno precedenti condanne a pena detentiva per delitti) sulla base della presunzione che si asterranno dal commettere ulteriori reati.

 

A cosa serve la "riabilitazione" penale?

Trascorsi cinque anni dal giorno in cui la pena principale è stata eseguita o si è estinta, il condannato può chiedere al Tribunale di Sorveglianza la propria riabilitazione.

Per il riconoscimento della riabilitazione occorre dare prove effettive e costanti di "buona condotta" nonché di aver adempiuto alle obbligazioni civili derivanti dal reato (ad esempio, il risarcimento del danno).

L'effetto della riabilitazione è l'estinzione delle pene accessorie (ad esempio, l'interdizione dai pubblici uffici, l'interdizione da una professione, l'interdizione legale, la decadenza della potestà dei genitori) e di ogni altro effetto penale della condanna (ad esempio, la dichiarazione di abitualità e professionalità del reato).

 

AVVERTENZE

Le informazioni contenute in questa pagina hanno carattere meramente esemplificativo e si riferiscono ad ipotesi generali. Per questa ragione non possono, in alcun modo, sostituire la valutazione del caso concreto da parte di un avvocato.

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